SOLITUDINI SOMMERSE

Questa serie nasce dal bisogno di dare forma a ciò che resta sotto la superficie.

 

I pesci diventano corpi silenziosi, presenze che scivolano senza fare rumore, metafore di una solitudine che non chiede attenzione ma pesa. A prima vista tutto sembra calmo, quasi rassicurante. Ma è una calma fragile, apparente. Dentro c’è smarrimento, rabbia trattenuta, vuoto. Queste immagini parlano di chi sorride per restare a galla, di chi impara a muoversi in profondità senza farsi vedere, di chi esiste in un mondo che preferisce superfici lisce e realtà di plastica.